La salute delle istituzioni, la salute dell’individuo

Istituzioni e salute. Parte seconda.

We don’t need no education / Non abbiamo bisogno di educazione
we don’t need no though control / non abbiamo bisogno di essere controllati
no dark sarcasm in the classroom. / né di oscuro sarcasmo in aula.
Teacher, leave the kids alone, / Professore, lascia I bambini da soli,
Hay,Teacher, leave us kids alone. / ehi, professore, lascia noi bambini da soli.
All in all it’s just another brick in the wall / Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro
all in all you’re just another brick in the wall. / tutto sommato sei solo un altro mattone nel muro.
[Pink Floyd, Another brick in the wall, in The Wall, 1979]

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza è lasciarli in balia di una falsa coscienza. […]
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore, il resto è niente.
[Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini, in Io non mi sento italiano, 2003]

La salute delle istituzioni non coincide necessariamente con quella degli individui, anzi, spesso ne è in contrasto. Il fine della scuola non è "educare", ma istruire; il fine della caserma non è difendere, ma controllare; il fine dell'ospedale non è curare, ma rendere dipendenti. Cerchiamo di capire perché.
Il bambino è portatore, fin dalla vita intrauterina, di competenze in via di definizione e di enormi potenzialità ancora inespresse. Il completamento della sua formazione come individuo, anche dal punto di vista fisico, dura fino a 28-30 anni. Lo scheletro, per esempio, spesso non è completamente formato anche oltre i 25 anni di vita. In questo tempo, molto lungo rispetto alla vita media dell'essere umano e decisamente enorme se comparato a quello di tutte le specie animali, il bambino prima, l'adolescente ed il giovane poi, progrediscono verso una meta fondamentale: l'individualizzarsi, il trovare dentro di sé quell'originalità che fa di ogni persona umana un essere unico ed irrepetibile. Affinché, libero e responsabile di sé stesso e delle sue azioni, possa agire liberamente nel mondo. Agire significa trasformare, operare per un cambiamento ed un'evoluzione.
Nessuno spiega ad un seme come fare a crescere e divenire un albero; nessuno fa fare esercizi ed allenamenti ad un animale perché divenga adulto. Tra gli uccelli ed i mammiferi esiste, è vero, un insegnamento da parte dei genitori nei confronti dei piccoli, ma sempre fondato sull'esempio e sul gioco. Che sono gli strumenti fondamentali di acquisizione e perfezionamento di competenze anche da parte dei piccoli dell'essere umano. Finché non inizia la scuola… (che, lo ricordiamo, è già tale a due-tre anni, ma la mentalità è la stessa anche negli asili nido), che ha ben pochi scopi: dare regole, dare spiegazioni, dare contenimento. Far crescere cioè un bonsai! Ordinato, regolare, razionale. Conosciamo tutti le tecniche fondamentali del bonsai: vasi piccoli e potature, cioè controllo dell'espressione naturale.
Forse il senso estetico di qualcuno potrebbe esitare di fronte alla scelta tra un bonsai in un vaso ed una quercia mai potata sulla cima di una collina, ma altra cosa sono un essere umano represso e bloccato ed un uomo o una donna pienamente realizzati e armoniosi a livello fisico, emotivo, intellettivo e spirituale. Certo, questi ultimi saranno, probabilmente, meno propensi a lasciarsi "guidare" dall'esterno nelle scelte della loro vita, meno silenziosi di fronte ad eventi che mettano in discussione la giustizia o libertà loro o altrui, meno bisognosi e desiderosi di beni esterni a sé, meno propensi ad accettare supinamente l'autorità di un'istituzione. Saranno, probabilmente, più autonomi nelle loro scelte, più sobri nei propri bisogni e più sensibili a quelli altrui, più espressivi (anche a livello artistico), più elastici e sani nel corpo. Perché la loro individualità contenuta in un minuscolo seme si è potuta esprimere fino a penetrare profondamente la terra con le radici e a slanciare i propri rami verso il cielo, come una quercia libera sulla cima della collina. Non così per chi viene represso ed impara a reprimersi all'interno di un vaso e viene impedito e frustrato da continue potature.
Ed il bonsai lo dimostra bene, il primo effetto è sul piano fisico: rigidità, fragilità, mancanza di resistenza. Ma salute è anche equilibrio a livello energetico ed emotivo-intellettivo. Come può crescere sano un bambino costretto anche otto ore al giorno seduto-sedato in un banco! Come può crescere sano se impedito nel gioco spontaneo (concreto) e nutrito solo di spiegazioni razionali! Come può crescere sano senza esempio concreto di azioni! (ma stimolato per ore ed ore da immagini virtuali e false di televisione e computer). Abituiamo i nostri bambini fin da piccolissimi a spiegazioni e razionalizzazioni che stimolano sì lo sviluppo dell'emisfero sinistro del cervello (quello deputato appunto alle attività più razionali), ma inibiscono lo sviluppo di quello destro (più orientato alle attività analogiche), proprio nella fase della vita in cui dovrebbe accadere il contrario. Non è vero (e l'agricoltura intensiva lo dimostra da decenni!) che più si stimola un terreno, più questo darà frutto, soprattutto se poi si usano pesticidi e concimi che avvelenano anziché fortificare.
Chiunque abbia in giardino un albero da frutto sa che ci sono tempi e stagioni da rispettare e che non tutti gli anni il raccolto è uguale.
La scuola istruisce i nostri figli, li "forma" in stretti vasi, affinché, da adulti, possano riempire le caserme e marciare agli ordini di altre istituzioni, troppo deboli e fragili per disobbedire ed abbastanza repressi per controllare i propri simili. Comunque malati, nel fisico e nella mente, dipendenti da medici ed ospedali che non possono e non vogliono né guarirli né renderli autonomi nella gestione della propria salute. Perché salute è sinonimo di libertà, di autonomia, di armonia, di espressività, di gioco.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “LA NATURA E LA CITTÀ”, 2003, n. 10

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