Il mal di testa

Si può vedere chiaramente come il suono sbagliato, o
l’ “anti-musica”, sia patogeno e generi l’emicrania,
e come il suono giusto, la vera musica, sia rasserenante
e ridoni benessere al cervello.
[Oliver Sacks]

Ogni malattia è un problema musicale;
ogni cura è una soluzione musicale.
[Novalis]

Cefalea o, più comunemente, ‘mal di testa’ è un termine collegabile ad un sintomo più che ad una malattia in sé. Anzi, più correttamente, ad una sintomatologia (cioè un insieme di sintomi) dolorosa, che colpisce il capo e che spesso è accompagnata da altre manifestazioni quali vertigini, nausea, disturbi visivi o uditivi,…
In ambito medico convenzionale si è soliti distinguere tra cefalea primaria e cefalea secondaria, dove quest’ultima rappresenta la manifestazione dolorosa di una patologia specifica riguardante la testa, come ad esempio la sinusite, l’ipertensione arteriosa o altro, mentre la primaria costituirebbe una malattia, o meglio una sindrome, a sé stante. La cefalea primaria è caratterizzata dall’essere, apparentemente, priva di causa, anche se è stato riconosciuto a questo disturbo un certo grado di familiarità su base costituzionale. In altre parole la tendenza a soffrire di mal di testa è stata notata più facilmente tra componenti di stessi gruppi familiari, senza che tuttavia fosse presente una vera e propria ereditarietà.
Questo aspetto si rivela importante in un approccio di tipo naturale, dove il concetto di ‘terreno’, cioè di costituzione più portata a manifestare determinati sintomi anziché altri, è fondamentale e si accompagna ad una considerazione individuale e globale della persona che esprime il disturbo.
Il mal di testa costituisce uno dei disturbi più frequenti al mondo e, probabilmente, la forma dolorosa più diffusa nel genere umano. Praticamente ognuno di noi ha, almeno una volta nella vita, sofferto di cefalea ma, per almeno il 15-20% della popolazione occidentale, si tratta di un problema che si manifesta cronicamente alterando significativamente il livello qualitativo della sua vita.
Molte persone credono che sia il cervello a fare male, mentre sono i muscoli, la cute, i nervi, le arterie cerebrali o craniche ad essere interessate dal dolore, anche se spesso sono coinvolte nel processo irritativo altre parti della testa, come l’occhio, l’orecchio, le vie aeree superiori, le meningi... Ma anche distretti corporei lontani dal capo, è importante ricordarlo, possono facilitare o produrre un effetto doloroso su di esso, in quanto il corpo non è costituito da compartimenti stagni, ma si sviluppa nello spazio e nel tempo come un unico sistema.
Cercare e sciogliere le cause del malessere della persona è la strada indicata dalle terapie olistiche per affrontare il mal di testa, perché il sintomo, pur doloroso, fin quasi, a volte, insopportabile, è pur sempre un segnale, un avvertimento che qualcosa, nella nostra vita, non è in ordine. E il nostro corpo ce lo dice nel modo più efficace, economico e… semplice! Rompere o coprire la spia che si accende nel cruscotto nella speranza di aver risolto il problema della nostra auto e di non aver fastidi durante il viaggio, sarebbe considerato da chiunque un comportamento sciocco. Eppure facciamo questo ogni volta che non ci fermiamo ad ‘ascoltare’ che cosa il nostro corpo ci sta dicendo: che non ce la facciamo più a sopportare lo stress che si è accumulato e che la nostra capacità di compensazione è al limite. L’antidolorifico non ha altro scopo che impedirci di ascoltare questa voce…
La medicina naturale, e la naturopatia innanzitutto, partono da un’ottica opposta a quella della medicina convenzionale: se questa trova il suo campo di studio e d’applicazione nell’organismo malato e nello stato patologico di una parte di esso, le terapie e le medicine olistiche si fondano su una visione che considera l’individuo sano quale punto di partenza e che mira a ricondurre la totalità della persona ad un riequilibrio attraverso quelle che sono le sue forze di autoguarigione.
In questo senso distinguere tra cefalea primaria e secondaria o ancor più tra i vari sottotipi di cefalea primaria (vasomotoria, muscolotensiva, mista, nevralgia), mi sembra possa aver valore forse da un punto di vista di ricerca o statistico, ma non da un punto di vista terapeutico in senso stretto.
Ritengo fondamentali invece altri aspetti:
  • il terreno, già accennato precedentemente,
  • i ritmi ed i cicli naturali,
  • il piano emotivo-relazionale,
  • la qualità di vita.
Il concetto di terreno (o costituzione o diàtesi o dosha… che dir si voglia) rimane uno dei capisaldi di tutte le medicine tradizionali ed olistiche ed offre validi strumenti sia di analisi che di intervento, se si sa considerarlo con la dovuta elasticità.
L’alternarsi continuo di funzioni opposte e complementari è una caratteristica primaria di questo mondo: viviamo su un pianeta che si muove in un universo dove tutto è scandito da ritmi ciclici. Così anche il nostro corpo e la nostra mente rispondono a questa dinamica: dal battito cardiaco all’alternarsi di veglia e riposo, ad innumerevoli altre attività, siamo inseriti in un meraviglioso respiro cosmico.
Ma il nostro corpo è appunto collegato anche alla nostra mente, anzi corpo e mente non sono distinti ma rappresentano solamente manifestazioni, su piani diversi della realtà, di un’unica essenza: la persona umana. Rivolgersi all’aspetto emotivo di una situazione rappresenta una delle possibili, e fondamentali, chiavi di lettura della situazione stessa.
Infine è importante ricordare quanto è rilevante la qualità della nostra vita, cioè la somma delle nostre azioni dal nostro concepimento in poi; ma anche la somma delle azioni dell’umanità prima e insieme a noi.
Certamente considerare tutto questo può sembrare fantascientifico o illusorio, ma, tenendo conto dei nostri limiti e facendo forza sulla nostra possibilità di scelta, possiamo cercare di rispondere ad una situazione, come il mal di testa di una determinata persona, che altro non è che l’espressione più efficace, economica e semplice, in quel dato momento, per quella persona, per far fronte agli stimoli che sopraggiungono dal suo ambiente.
Spesso la cefalea trova origine nell’irritazione delle terminazioni nervose che fuoriescono dalla colonna vertebrale all’altezza del collo. Quest’irritazione può essere causata da tensione dei muscoli suboccipitali o da disfunzioni della colonna vertebrale stessa, o ancora da problemi di malaocclusione dentale o da infiammazioni o squilibri della bocca. Ma la causa può anche essere ricercata in uno stato persistente di stress nervoso, in episodi traumatici da un punto di vista emotivo, in paure. La tipica emicrania (che colpisce metà del cranio) può avere anch’essa cause di tipo emotivo o trovare origine in uno stato di tensione muscolare che altera la funzione circolatoria. Da ricordare l’importanza della funzione digestiva (e di conseguenza dell’alimentazione) che è strettamente collegata, secondo la medicina naturale, alla testa.
Infine (ma si potrebbero evidenziare molti altri collegamenti) non sono da sottovalutare tutta una serie di situazioni che ormai ci riguardano un po’ tutti da vicino: l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento elettromagnetico, i disturbi visivi legati all’uso dei computer e della televisione, la scarsa attività fisica, le posture inadatte, l’inquinamento acustico, l’abuso di farmaci e, anche, l’utilizzo degli occhiali.
Ogni essere vivente, ogni persona possiede un suo complesso equilibrio che è mantenuto dalla reciproca interazione dei vari sistemi, interni ed esterni a sé. Le possibili interferenze nei sistemi o nel rapporto tra essi causano disequilibri che dobbiamo continuamente compensare e riaggiustare. Qualora, per vari motivi, non riusciamo in questo, si manifesterà il disagio. Naturopatia, omœopatia, kinesiologia, fitoterapia, floriterapia, cura dell’alimentazione, terapia cranio-sacrale… ma anche terapia psicologica o rieducazione all’ascolto ed allo sguardo, ci aiutano a riappropriarci di noi stessi per ritrovare in noi le nostre capacità di autoguarigione ed affrontare, per esempio, il mal di testa.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “LA NATURA E LA CITTÀ”, 2002, n. 5

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