La scuola è finita?...

Presto vieni qui, ma su non fare così,
ma non li vedi quanti altri bambini?
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
che sono bravi e che non piangono mai!
È il primo giorno però domani ti abituerai,
ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, rispondere sempre di sì
e comportarti da persona civile.
[Edoardo Bennato, In fila per tre, in I buoni e i cattivi, 1974]

Una volta c'erano i "remigini"…(1) ora, con l'inizio della scuola anticipato a settembre, non esiste neanche più un santo cui rivolgersi! La tombola dei precari, delle nomine a lezioni già iniziate, dell'orario settimanale; la pesantezza degli zainetti e delle verifiche; l'astrattezza dei programmi ed il vuoto delle lezioni; la mancanza di democrazia; la ricerca disperata dell'incarico di ruolo ad ogni costo: tutto questo continua a dare della scuola italiana l'immagine di un immenso dinosauro che non riesce a muoversi, a camminare, a decidere in quale direzione vuole andare. Certo, ci sono le eccezioni: gli insegnanti che, nonostante tutto e spesso contro tutto, continuano a lavorare sodo, i dirigenti che vogliono cambiare qualcosa, il personale che vede prima il bambino e poi l'alunno… ma c'è anche tanto altro che ognuno di noi, studente, genitore, insegnante che sia, conosce e con cui deve fare i conti ogni mattina.
Ma, come ho già avuto occasione di scrivere (cfr. Natura&Città n. 7, 8, 9 del 2003), al centro di tutto e al di sopra di tutto, dovrebbe esserci, senza esitazioni e senza compromessi, una "cosa" sola: il bambino, la ragazza, l'adolescente. E qui il dinosauro incespica, sbanda, crolla. E qualche volta, spesso, quel bambino, quella ragazza, quell'adolescente… li schiaccia sotto il suo peso.
Che se ne fa un bambino di sei anni di studiare l'informatica di oggi, quando a 18 avrà a che fare con una tecnologia ben diversa da quella attuale? Da sempre si parla di innovazione e sperimentazione, ma i bambini rimangono ancora 5-8 ore seduti immobili al loro banco a sorbirsi vuote lezioni teoriche! Tanti si lamentano dell'ultima riforma ed altrettanti della precedente, ma ben pochi si chiedono apertamente se le modifiche introdotte vadano a vantaggio dei bambini e dei ragazzi o, piuttosto, se non servano, nel migliore dei casi, ad incontrare demagogicamente il consenso dei genitori, degli insegnanti, dei dirigenti, dei precari,…O, peggio, se non stiamo definitivamente buttando via il nostro sistema scolastico a favore dell'ignoranza generalizzata e della superficialità via internet.
Che fare allora? Che possibilità di cambiamento? Dalla scuola italiana, quale enorme istituzione che è (seconda al mondo, per numero di dipendenti, solamente al Dipartimento della Difesa USA!... ), non possiamo aspettarci cambiamenti repentini e radicali. E neanche apertura di spiragli di democrazia al suo interno, soprattutto ora, in tempo di autonomia e di dirigenti manager… E i genitori? Spesso più interessati agli aspetti formali che ai contenuti, sembrano muoversi solo quando si mette in discussione la loro comodità… Un esempio per tutti: il tempo pieno. Grande vantaggio per le famiglie, minore per l'istituzione che deve "sistemare" il personale in sovrannumero, il tempo pieno rimane soprattutto, allo stato attuale, un esagerato affaticamento per i bambini.
Ma come anche la Costituzione, all'articolo 30, sancisce, "è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". L'istruzione e l'educazione sono obbligatorie, non la scuola, soprattutto questa scuola. Lo stato offre ai cittadini un servizio che dovrebbe essere gratuito (se non si contano i libri, le fotocopie, le assicurazioni,…), per permettere democraticamente a tutti (in teoria…) di ricevere un'istruzione. Ma il diritto ad essere educati ed istruiti, che è uno dei diritti fondamentali della persona, rimane loro, dei bambini… Credo sia necessario riappropriarsi anche di questo spazio, di questo diritto, ma per restituirlo ai bambini. Occorre, ritengo, restituire alla dimensione del fanciullo una realtà che, ormai, è solo adulta: degli insegnanti, dei genitori, dei dirigenti, dei politici,… Non ho nostalgia per il passato. È vero, una volta i bambini andavano a scuola a piedi o in bicicletta, avevano il sussidiario e il libro di lettura. Ora non più: vanno accompagnati e ritirati come anonimi pacchi postali, schiacciati dal peso di enormi zaini pieni di tutto… non credo si tratti di un'evoluzione, ma non è questo il punto. Il punto è che questa scuola non è mai stata a misura di bambino, mai realmente democratica, mai aperta al cambiamento che non sia imprenditoriale o di ribasso culturale. Su questo si gioca la partita e la palla va alle famiglie. Non tutti sono d'accordo, non tutti se la sentono, ma qualcuno può iniziare, qualcuno può porre domande, dubbi, e cominciare a pensare altro. Pensare una rivoluzione copernicana in cui porre i bambini ed i ragazzi al centro dell'universo, perché l'universo dell'età dello sviluppo, dell'educazione, della scuola, è il loro.
Una quindicina di anni fa alcune famiglie di Rimini si organizzarono per discutere di un modo diverso di fare scuola; altri gruppi si sono formati in altre città della Romagna. Più recentemente a Faenza e a Ravenna si è tentato di avviare iniziative di confronto e di sperimentazione. Ora di nuovo a Rimini è attivo un gruppo di studio sulla pedagogia steineriana. È faticoso, è impegnativo, ma, come al solito, se non ci buttiamo in prima persona, nessun'altro potrà farlo per noi. Possiamo incontrarci, conoscere altre possibilità, studiare forme nuove di educazione. Non aspettiamo che il dinosauro decida per noi.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2004, n. 6

(1) I remigini erano i bambini che, fino a qualche decennio fa, iniziavano la prima elementare il 1° giorno di ottobre, s.Remigio appunto.

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