In-formazione o dis-formazione?

Chi costruì Tebe dalle sette Porte? Dentro ai libri ci sono i nomi dei re. I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
[Bertold Brecht, Domande di un lettore operaio]

L'informazione è la base della formazione, la scienza moderna che, ben lontana dalla pedagogia, si occupa dei processi utili ad acquisire le competenze necessarie alla nostra epoca così complessa ed in rapido mutamento. In parole povere, la scienza che si occupa della scuola e della preparazione degli studenti al mondo del lavoro. Non poca cosa, considerata, appunto, la complessità della situazione: la scuola dovrebbe stare al passo con i tempi ed invece arranca dietro un mondo sempre più tecnologizzato e specializzato. Ma non vogliamo qui entrare in merito ad un discorso ben più ampio ed articolato, quanto invece soffermarci su una questione di base: l'informazione. Idea piuttosto estranea ai principi dell'educazione (intesa come libero sviluppo delle potenzialità individuali), l'informazione è invece il concetto chiave della formazione e dell'istruzione, cioè dei processi di "riempimento" delle duttili menti dei giovani che si svolgono nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine, grado, nazione, colore politico e credo religioso.
L'informazione, il sapere in pillola, l'atomo della conoscenza, l'elemento su cui si fonda la trasmissione del sapere attraverso le generazioni. Cos'è la scuola se non il laboratorio in cui si produce e si coltiva questo seme dalle mille proprietà? Certo, l'informazione ha un senso, la conoscenza si fonda anche sul dato mnemonico, ma la scuola ha ridotto la cultura e lo sviluppo integrale dell'uomo a fredda in-formazione intellettuale. Tra l'altro spesso sbagliata.
Sì, perché tra le tante informazioni che maestri e professori elargiscono agli studenti, alcune, molte, sono parziali, faziose o addirittura errate. Qualche esempio dalle scienze naturali. Già dalle scuole elementari viene insegnato ai bambini che la specie umana discende dalle scimmie, sbandierando presunte teorie di Darwin. La prima domanda che dovremmo porci è proprio se Darwin ha mai affermato qualcosa del genere e magari andare a leggerci i vari testi che ha scritto. Scopriremmo che la posizione dello scienziato inglese era piuttosto articolata e che spesso viene banalizzata e strumentalizzata. Non solo: l'ipotesi che l'uomo appartenga alla famiglia delle scimmie non regge da un punto di vista scientifico così come il concetto di selezione naturale è tutto da dimostrare. Darwin ha sbagliato tutto? Torniamo all'oscurantismo dei secoli passati? Nient'affatto, semplicemente allarghiamo i nostri orizzonti e, anche con il contributo di Darwin, ampliamo la nostra conoscenza e, soprattutto, la riflessione su di essa, sapendo che non sarà comunque definitiva. Nello studio del corpo umano insegniamo ai nostri scolari che il cuore pompa il sangue in tutto il corpo. Eppure nessun ingegnere idraulico saprebbe progettare una pompa di quelle dimensioni che spinga il sangue per i chilometri di arterie, vene e capillari che possediamo. La medicina naturale afferma da millenni che la funzione del cuore non è quella di una pompa eppure la nostra scienza medica si poggia ancora su questa come su molte altre credenze non dimostrate.
Non parliamo della geografia, quando proponiamo ancora ai nostri ragazzi atlanti e carte geografiche che, anziché le terre e i mari, mostrano i residui della nostra concezione eurocentrica (nordcentrica, occidentalcentrica,...) del mondo: la Groenlandia più estesa dell'India, l'Europa come metà Africa, l'America Settentrionale che occupa mezzo mondo.
E cosa dire della storia, la disciplina che, insieme alla letteratura, meglio si presta a letture di parte, incomplete o addirittura falsate? Veramente le piramidi d'Egitto sono state costruite a mano tremila anni fa? Abbiamo mai approfondito a scuola il ruolo avuto dalle classi contadine nella nascita dei liberi comuni italiani o sentito parlare del muro di Belfast o anche solo accennato allo studio di minoranze etniche e religiose? Abbiamo mai sentito nominare i movimenti pacifisti del medioevo? Veramente Napoleone ha avuto così tanto peso nella storia da meritarsi tutte quelle lezioni e noi tutte quelle date di battaglie da imparare?
Gli artisti sono sempre riusciti, bene o male, a svincolarsi dal potere costituito e, non a caso, studiamo ben poca storia dell'arte e della musica; meno gli scrittori e i filosofi, tra i quali ci vengono spesso omessi personaggi illustri ma dimenticati.
Certo, di cose è bene saperne, ma se facciamo indigestione di un cibo, per un po' di tempo non ne vorremo altro...

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 8

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