La morte è un’opinione?

«Secondo la nostra opinione sembra assolutamente ovvio affermare che gli organi di persone vive sono risorse di salute di importanza vitale, che devono quindi essere distribuite equamente come tutte le altre risorse vitali. Dobbiamo quindi vederci obbligati ad insistere che vengano uccise persone anziane perché i loro organi vengano distribuiti a malati critici più giovani i quali senza questi organi dovrebbero presto morire.»
[Gruppo di Bioetica dell’Università di Copenhagen, Difendere i giovani dagli anziani, in “Bioethics”, 1994]

Stiamo camminando per la strada, davanti a noi una persona è coinvolta in un incidente: accorriamo immediatamente per soccorrerla ma, stesa sull'asfalto, sembra non dare segni di vita. Le osserviamo il torace cercando un movimento che ci confermi che respira ancora, ma il torace non si gonfia. Avviciniamo allora il nostro viso al suo per cogliere un debole respiro ma non lo percepiamo. Che facciamo? C'è un solo modo, certo, sicuro, per sapere se è ancora viva: ascoltare il cuore, chinandosi sul petto o tastando il polso o la gola, per coglierne il battito.
Cosa fareste se sentiste quel cuore battere, pur in un corpo immobile e senza respiro? Considerereste quella persona morta o cerchereste in tutti i modi di aiutarla? Vi abbandonerebbe ogni speranza o riterreste più importante di qualsiasi altra cosa, in quel momento, soccorrerla affinché si rianimi? Avremmo forse dubbi su come comportarci? E se quella persona fosse un nostro parente, un nostro caro amico, una persona per noi importantissima? E se fossimo noi, come ci aspetteremmo che gli altri si comportassero?
La morte non è un'opinione. E' l'unica certezza che abbiamo nella vita. Infatti abbiamo imparato a conoscerla: quando giunge, il cuore si arresta. Questo collegamento tra il cessare del battito cardiaco ed il cessare della vita è un collegamento che va al di là del nostro pensiero razionale, parte di un patrimonio collettivo di tutta l'umanità.
Ma restiamo su un piano razionale e, speriamo, scientifico. Il Vocabolario Treccani della Lingua Italiana recita alla voce 'morte': "cessazione delle funzioni vitali nell'uomo, negli animali e in ogni altro organismo vivente […]; morte biologica, caratterizzata dall'irreversibilità della cessazione delle funzioni vitali dell'organismo, degli organi e delle cellule che lo costituiscono, danneggiati in modo irreparabile; morte clinica (o morte apparente), in cui la sospensione delle funzioni vitali dell'organismo non è necessariamente irreversibile, potendo questo essere sottoposto a trattamenti di rianimazione". Ci viene confermato quindi che la morte produce la cessazione delle funzioni necessarie alla vita e tipiche della vita (innanzitutto il battito cardiaco) in un organismo e che tale cessazione è, per definizione, irreversibile. Ma scopriamo anche un altro concetto legato alla parola morte: il concetto di morte clinica o apparente. Essendo clinica e soprattutto apparente, immediatamente comprendiamo che, pur in qualche modo simile alla precedente situazione, questa morte non è una vera morte. Lo è solo in apparenza. Assomiglia quindi, ma non è uguale in tutto: la morte clinica, pur potendo comportare, a volte, la sospensione temporanea di alcune funzioni vitali, non comporta mai la cessazione di tutte le funzioni vitali e, soprattutto, in modo definitivo ed irreversibile (soprattutto il battito cardiaco). Perché altrimenti, in tal caso, è subentrata la morte biologica. Questo implica che soccorrere un morto è un'azione inutile, mentre sottoporre un vivo in stato di morte clinica o apparente (quindi molto probabilmente col cuore battente), a trattamenti di rianimazione può rivelarsi utile ed importante ed è sicuramente, da parte di un medico, doveroso.
Esiste un caso però in cui non soccorrere un 'morto apparente' può rivelarsi "utile" per un medico, almeno in termini economici e di successo professionale: il caso in cui voglia compiere un espianto di organi. Tre sono i casi in cui viene effettuato l'espianto di organi: per autotrapianti (ad esempio la pelle o le ossa per ricostruzioni plastiche), per trapianti tra soggetti diversi della stessa specie o, infine, tra soggetti di specie diverse. Tralasciando il primo ed il terzo caso (di cui ci occuperemo eventualmente un'altra volta), prendiamo in considerazione il trapianto tra individui della stessa specie, che può avvenire con l'espianto dell'organo da un soggetto vivo in modo che resti tale (ad esempio il sangue, il midollo, ma anche un rene o una parte di fegato); oppure da un cadavere, cioè dal corpo di una persona morta cui siano cessate in modo irreversibile tutte le funzioni vitali (praticamente solo le cornee); oppure da un soggetto vivo, in stato di cosiddetta "morte cerebrale" ma in realtà con molte funzioni vitali attive e, soprattutto, a cuore battente (qualsiasi organo o parte 1): in questo caso però il soggetto non sopravvive all'espianto, cioè il suo cuore si ferma. Il prelievo di organi per trapianti (esclusi quindi le cornee da cadavere e sangue, midollo, rene o parte del fegato da vivi consenzienti) avviene cioè su individui in coma il cui cuore batte autonomamente, il cui sangue circola, che hanno varie funzioni vitali attive, che possono portare avanti una gravidanza e partorire, che urinano, che possono muovere le braccia, le gambe o il tronco.
Il concetto di morte cerebrale, concetto diverso da quello di morte clinica ma ad esso direttamente riconducibile, è l'invenzione che permette ai moderni medici convenzionali di poter utilizzare parti del corpo di una persona viva per un fine diverso dalla sua cura e che produce, inevitabilmente, la sua morte.
Per questo motivo le persone, anche se in coma, vengono legate e paralizzate o anestetizzate prima dell'operazione di espianto. Perché, diversamente, potrebbero reagire alla sofferenza dell'operazione. Prima di morirne.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 5

1 La legge attuale prevede la possibilità di espianto di qualsiasi parte od organo, esclusi l'encefalo e le gonadi.

OPINIONI SULLA MORTE (cerebrale e sui trapianti)

Dell'orrore della magia nera associata al trapianto ghiandolare non parliamone neppure, ma imploriamo ogni essere umano di evitarla come un male diecimila volte peggiore del più grave dei flagelli…
[E. Bach, Guarisci te stesso, 1931]
Quelli che la malattia od un incidente faranno cadere in un coma "irreversibile" saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti di organi o serviranno anch'essi alla sperimentazione medica, "cadaveri caldi".
[J. Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Papa Benedetto XVI), Concistoro Straordinario, 1991]

Non c'è modo di accertare una vera morte cerebrale prima della cessazione della circolazione sanguigna. C'è una grande differenza tra l'essere veramente morto ed essere dichiarato clinicamente in morte cerebrale.
[D. W. Evans, medico cardiologo, audizione al Parlamento Italiano, 1992]

La gente ha abbastanza buon senso da capire che i morti cerebrali non sono veramente morti... La morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta ed accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi.
[P. Singer, presidente dell'Associazione Internazionale di Bioetica, Congresso Internazionale sulla Morte cerebrale, 1996]

Che si voglia far accettare come dogma ai fini di trapianto che la morte per arresto del cuore è equivalente alla morte cosiddetta cerebrale è un'assurdità.
[M. L. Robbiati, medico anestesista-rianimatrice, audizione al Parlamento Italiano, 1998]

L'uguaglianza morte cerebrale = morte della persona è falsa. Il decerebrato è vivo... non è morto. [...] Quanti degli aspiranti riceventi di trapianto sono stati informati della reale precarietà dell'esistenza di chi è stato trapiantato con successo? e quanti sono "debitamente informati" su quanto delle promesse fatte viene realmente mantenuto? [...] Quanta parte della popolazione è al corrente che il trapiantato è nello stato immunologico di un malato di AIDS, con l'aggravante degli effetti tossici degli immunosoppressori? quanta parte della popolazione è informata che il portatore di un trapianto sviluppa un tumore ad elevata malignità nell'insieme 100 volte più frequentemente del non immunodepresso? La prospettiva di "anche solo un anno di vita in più" è affascinante, ma quanto reale?
[G. Bertolini, medico anestesista-rianimatore, audizione al Parlamento Italiano, 1998]

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