Infanzia ed elezioni

La qualità della vita in un territorio si misura riferendosi, tra gli altri, a parametri legati alla salute, all'istruzione, ai servizi per l'infanzia,… in due parole allo "stato sociale". La nostra regione si situa all'avanguardia, in Italia, per stato sociale: progetti di prevenzione e di educazione alla salute, scuole d'infanzia ritenute tra le migliori del mondo, servizi di integrazione per persone diversamente abili (una volta definiti portatori di handicap o disabili), asili nido e servizi innovativi di animazione per l'infanzia,… Cosa attendere allora in questa direzione dai nostri politici, cosa chiedere loro, come mantenere il loro attuale impegno verso il sociale? Possiamo, con sforzo e fantasia, individuare qualche aspetto che sia rimasto parzialmente trascurato o qualche obiettivo non ancora pienamente raggiunto?
Concentriamoci e proviamo.
  • L'attesa di un bambino è un momento importante nella vita di una donna e la gravidanza un evento che va affrontato nel modo più sereno possibile. Le politiche rivolte alle donne in attesa non possono certo prescindere da quell'aspetto fondamentale che è la gestione del rapporto di lavoro per chi deve assentarsi per vari mesi. Riteniamo che le donne siano attualmente tutelate in questo senso? In che direzione vanno i vari tipi di rapporto lavorativo che vengono stabiliti al giorno d'oggi? Ascoltavo poco tempo fa la testimonianza di una mamma (di circa 40 anni e con un rapporto di lavoro di collaborazione con un ente pubblico romagnolo) che ha ricevuto inviti "insistenti" dai suoi superiori a restare a casa per il parto il meno possibile e, comunque, a praticare una "sana castità" che impedisse nuove gravidanze… Non meno importante l'abuso di indagini mediche che, con la scusa della "prima fotografia del bambino", alimentano il processo di medicalizzazione del parto (cfr. Il Cuore della Romagna n. 0).
  • La nascita, come tappa fondamentale dello sviluppo psicofisico della persona, va tutelata sotto vari punti di vista. Si parla ormai ovunque di nascita consapevole, di parto dolce, di corsi per le gestanti. Eppure i vari progetti di "case della nascita" abbozzati in qualche città romagnola con lo scopo, tra gli altri, di portare avanti un processo di demedicalizzazione del parto si sono arenati in breve tempo; gli ospedali offrono corsi dai contenuti spesso superati e alcuni progetti di trasformazione dei reparti di ostetricia sono stati bloccati sul nascere.
  • La cura del neonato: chi non riconosce l'importanza di quest'aspetto? In ospedale i bambini appena nati vengono sottoposti a cure mediche quasi sempre inutili e ad esami che hanno il fondamentale scopo di fornire dati a ricerche statistiche. Nei primi mesi di vita continua quel processo di medicalizzazione che porta ad una fondamentale dipendenza dei genitori dagli specialisti, mentre le mamme, così seguite prima del parto, si ritrovano spesso sole e prive dei servizi informativi, di socializzazione, di sostegno che necessitano loro.
  • Ma, per fortuna, ci sono gli asili nido! Pubblici, privati, in convenzione, a domicilio, sul luogo di lavoro, ad orario, all'ipermercato,… ormai nulla frena più la nostra fantasia nell'inventare soluzioni ad un nostro problema sostanziale: fare figli ma mantenere contemporaneamente il nostro tempo libero e la nostra libertà di movimento. Una volta i bimbi stavano con le mamme o, al limite, con i nonni. Oggi, con i rapporti di lavoro cui siamo costretti, con i ritmi cui ci assoggettiamo, con l'indipendenza che esigiamo, queste scelte sono divenute anacronistiche. Ma i bambini, si sa, non sono bambolotti e più sono piccoli, anche se ci raccontiamo che tanto non capiscono, più sono delicati. I nostri benemeriti enti pubblici avevano proposto agevolazioni finanziarie (anche abbastanza consistenti) per le mamme e i papà (!) che si astenevano volontariamente dal lavoro per restare con i figli: in quanti ne siamo venuti a conoscenza e quanti ne abbiamo usufruito? Anche perché, una volta che il bambino è cresciuto un po', tornano la necessità ed il desiderio di lavorare, ma non il mondo non ci aspetta… Si può pensare ad altre soluzioni, come ad esempio fornire appoggio a quelle famiglie che, incontrandosi e mettendo in comune risorse e disponibilità, si autoorganizzano per la cura dei figli piccoli. Ma gli enti pubblici sono spesso latitanti e si passano la palla l'un l'altro… Che dire poi dei nostri legislatori regionali che, nel massimo della loro efficienza, elaborano leggi che quasi ci obbligano a chiedere autorizzazioni e permessi anche per organizzare una festa di compleanno per il nostro bambino e i suoi amichetti? La normativa per ogni iniziativa che riguardi i bambini in età prescolare e soprattutto 0-3 anni è divenuta nella nostra regione così asfissiante da togliere iniziativa al genitore più caparbio ed entusiasta. Ma, in compenso, si diffondono i baby-parking, i nidi privati, quelli in convenzione e quelli sui luoghi di lavoro. Tutti in regola e attenti alle esigenze di bambini anche di pochi mesi? O, piuttosto, un modo per incidere meno sui bilanci comunali e tamponare le necessità delle famiglie, spesso escluse dalle graduatorie dei nidi pubblici?
  • La realtà della scuola d'infanzia è un po' diversa: seguiamo a ruota le scuole di Reggio-Emilia nella classifica delle migliori al mondo! Certo, si sono fatti tanti passi avanti e i bambini hanno strumenti adatti alla loro età ed al loro sviluppo… come il computer, le videocassette ed i laboratori sul riciclaggio! Possiamo pensare ai nostri bambini come a qualcosa di ancora prezioso, perle all'interno di ostriche non ancora dischiuse, e rapportarci con loro con delicatezza e pazienza, senza volere a tutti i costi che crescano in fretta? Le scuole d'infanzia romagnole sono state tra le prime in Italia ad offrire cibi biologici nelle mense: pregevole iniziativa ma, con differenze tra città e città, non tutti i cibi proposti sono, a tutt'oggi, biologici.
Ci sarebbero tanti altri argomenti da affrontare riguardanti i bambini ed i ragazzi: dalle iniziative di animazione culturale (i vari laboratori che affrontano tematiche di ogni tipo a qualsiasi età, gli spettacoli teatrali che devono essere innovativi a tutti i costi, le celebrazioni e le ricorrenze create a tavolino) agli spazi pubblici usufruibili dai bambini, dal verde pubblico all'inquinamento atmosferico che i nostri piccoli sono costretti a respirare, dal traffico automobilistico che disincentiva l'autonomia dei ragazzi alle barriere architettoniche per i passeggini e le sedie a rotelle, dall'informazione sulle tematiche di salute ed alimentazione ai megacentri commerciali in cui i bambini sono condotti fin dai primi giorni di vita, dalle proposte di spazi di animazione e di incontro per gli adolescenti al coinvolgimento dei ragazzi nelle scelte pubbliche e politiche che li riguardano (avete notizia di cosa ottengono, nella pratica, i tanto decantati "Consigli dei Ragazzi"?), alle politiche, infine, di incontro, socializzazione, scambio con i ragazzi meno avvantaggiati nella nostra società: portatori di handicap ed immigrati.
Ci sarebbero tanti altri argomenti e tante altre domande. Ma su una, che ritengo prioritaria, vorrei fermare la nostra attenzione. Parliamo spesso di infanzia e di tutela dei bambini, ci prodighiamo in centomila iniziative, ma sappiamo che cos'è l'infanzia? Nel numero scorso abbiamo parlato di bambini forse troppo irrequieti e di bambini curati con psicofarmaci, di comportamenti normali e anormali, di genitori preoccupati e di insegnanti che non riescono più a gestire le classi, di specialisti in cerca di ricette e di politici che parlano di prevenzione,… e tutto in nome dell'infanzia. Ma quanto sappiamo, in realtà dell'infanzia?
Forse i nostri bambini non hanno bisogno di feste di compleanno con 100 invitati e di navigare in Internet, del cellulare per essere rintracciabili o del corso di musica. E neanche di "sani" programmi alla televisione… Forse hanno solo bisogno che venga loro restituita la loro età, il loro essere bambini, il loro non essere piccoli adulti. Ai politici non chiedo né "Consigli dei Ragazzi" (a proposito: quanti adolescenti di 15-17 anni ci sono nei Consigli dei Ragazzi?) né laboratori guidati da adulti su come costruire una pista per le biglie, né l'obbligatorietà del parabrezza davanti ai seggiolini delle biciclette né controllo sull'igiene delle torte alle feste di compleanno,…
Per i nostri ragazzi chiedo solo spazio. Chiedo di tirarsi indietro per lasciare loro spazio, per lasciarli respirare, per lasciarli muovere, per lasciarli fare ciò che vogliono! Chiedo di tirarsi indietro con la nostra presunzione di adulti, di chi crede sempre di sapere cosa è giusto per gli altri, di chi vuole controllare tutto. Chiedo di tirarsi indietro con le nostre automobili ed il nostro mercato immobiliare per restituire loro gli alberi e le strade. Chiedo di tirarsi indietro con le nostre fabbriche ed i nostri climatizzatori per restituire loro aria pulita e cielo blu. Chiedo di lasciare il loro spazio.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2004, n. 2

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