Sesso ed omeopatia

Quale altro tema smuove contraddizioni, curiosità, dubbi, stereotipi, diversità, imbarazzo, rigidità culturali, banalizzazioni e chissà cos'altro ancora quanto il sesso? Viviamo in un mondo molto più sessuato di quanto siamo abituati a considerare (animali certo, ma anche piante, parole, ruoli, divinità,...) e poi neghiamo natura e desideri; ci spogliamo sempre più in film, pubblicità ed abbigliamenti provocatori ed antiestetici e poi ci imbarazziamo davanti ad un nudista; intercaliamo il nostro parlare di frequentissime citazioni genitali e poi fatichiamo a chiamare i nostri organi sessuali col loro nome; ci riempiamo la bocca di pari opportunità per poi vomitare stereotipi e banalizzazioni;... Cosa c'è nel sesso di così attraente ed, al tempo stesso, di così pauroso?
Il sesso è il genere, femminile o maschile, cui il nostro corpo fisico appartiene. E qui sorge già un dilemma: ed il resto di noi stessi, la parte più mentale, non è anch'essa appartenente ad un genere? Non siamo maschi o femmine anche emotivamente? Psicologia e naturopatia convergono nell'affermare che, mentre fisicamente ed energeticamente ci differenziamo, a livello prettamente mentale maschi e femmine sono uguali. Certo sembra una sottigliezza distinguere il piano cerebrale (sul quale esistono ancora differenze) dal piano mentale, ma, al di là di ruoli e categorizzazioni, proviamo tutti le medesime emozioni ed elaboriamo lo stesso tipo di pensieri.
Il sesso o, meglio, la sessualità, appartiene quindi alla nostra sfera più materiale, quella fisica. Sappiamo bene però di essere un'unità e quindi, indirettamente, essa tocca tutti i livelli del nostro essere. Se il concetto di sesso rimanda ad una dimensione di genitalità, il termine sessualità ci apre ad orizzonti più vasti, di cui la psicologia, ed innanzitutto Sigmund Freud, hanno dato un'ampia, anche se non completa, descrizione. È ormai idea accettata, ad esempio, che esista una valenza di sessualità nell'agire dei neonati, anche se in essi non è ancora maturata una dimensione di genitalità. Le teorie di Freud, come tutte le teorie, possono essere condivise o meno, ma sembra piuttosto anacronistico, al giorno d'oggi, negare l'importanza della sessualità nello sviluppo dell'essere umano. Senza ricordare tutti gli innumerevoli autori che hanno contribuito a riconoscere l'importanza della sessualità sia a livello individuale, come componente fondamentale per uno sviluppo equilibrato della persona, sia a livello comunitario, come funzione necessaria di un organismo sociale, ci basterà citare Wilhelm Reich che ha pagato col carcere e con la vita anche per queste sue idee ed Alexander Lowen che ha dimostrato come sia necessario operare sia sulla mente che sul corpo per ripristinare equilibri e salute.
La sessualità è quindi un aspetto determinante del nostro essere uomini e donne, che si esprime a livello sessuale, quindi fisico, per finalità procreative, ma che è collegato a dimensioni più "elevate" quali l'espressività, la comunicazione, l'affettività, la creatività artistica. Se è un errore negare queste valenze, lo è altrettanto negare quella procreativa. Sappiamo che l'essere umano è unico ma è anche complesso: ognuno di noi trova vie originali per esprimere sé stesso, condensando energia secondo modalità che gli sono proprie e nei contesti che ritiene più adatti. Possiamo scegliere di mettere al mondo tanti figli oppure dedicarci alla composizione musicale ed alla pittura, di esprimere il nostro amore attraverso il rapporto sessuale o invece attraverso il servizio all'altro.
Questa libertà personale non può e non deve però nasconderci aspetti che vanno al di là dell'individuo e che hanno più a che fare con una dimensione collettiva. La sessualità è importante, certo, ma ricordiamoci che non è l'aspetto più importante. Possiamo vivere senza organi genitali ma non senza cuore, possiamo astenerci tutta la vita dai rapporti sessuali ma non dal cibo. La nostra società attuale ha esagerato ed esasperato qualcosa che non è primario, rendendoci schiavi di noi stessi. In questo senso viviamo uno squilibrio sociale, che se dal punto di vista naturopatico ed omeopatico è molto evidente, rimane più nascosto ad un certo relativismo della moderna psicologia. Naturopatia ed omeopatia, poiché finora sono rimaste lontane dal palcoscenico della scienza ufficiale e del mondo accademico, hanno saputo mantenere una conoscenza dell'essere umano che non ne limita né la libertà né la consapevolezza.
Quello che rimane fondamentale è, ancora una volta, l'impegno per una sana educazione sessuale delle bambine e dei bambini, un'educazione cioè che, nel rispetto della natura, dei suoi tempi e dei suoi spazi, faccia emergere le donne e gli uomini completi che vivono in ognuno di noi. Non è quindi di nozionismo sessuale che i nostri ragazzi hanno bisogno, ma di ricreare, con coraggio e freschezza, un senso di unità interiore che li apra, e non li blocchi, al mondo.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 6

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