La pedagogia steineriana

Educare alla libertà. Parte prima.

Ci sono soltanto tre modi efficaci per educare: con la paura, con l'ambizione, con l'amore... Noi rinunciamo ai primi due.
[Rudolf Steiner]

Educare alla libertà: è questo, in sintesi, il significato ultimo della pedagogia antroposofica o, secondo una terminologia più conosciuta, steineriana. Rudolf Steiner, filosofo austriaco che visse in quella feconda era del pensiero che furono gli anni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, esplorò svariati campi della conoscenza e della pratica umana, elaborando approcci innovativi che hanno segnato in modo profondo, anche se non appariscente, molte e diverse discipline: dall'agricoltura all'arte, dall'architettura all'economia, dalla medicina alla pedagogia. Proprio di educazione Steiner, che era sì scrittore ma soprattutto conferenziere, parlò soprattutto negli ultimi anni della sua vita, proponendo un approccio più che un metodo, un modo di fare educazione più che una tipologia di scuola. Nonostante ciò, ancora oggi, si tendono a ricordare soprattutto le scuole steineriane come "strane" realtà in cui i bambini vivono esperienze diverse da quelle dei loro coetanei, senza approfondire una riflessione che va certamente al di là del contesto scolastico (pubblico o privato, steineriano o montessoriano), sia della vicinanza o meno ad un modo di concepire la realtà che spesso è prettamente materialistico.
Educare alla libertà, alla responsabilità, all'autonomia, al gusto della vita, dovrebbero essere le finalità di qualsiasi approccio pedagogico, dove educare è inteso nell'originario significato di "lasciare uscire", di "fare sbocciare" le potenzialità intrinseche in ogni essere umano. Non attenzione quindi solo alla formazione, alla metodologia didattica, pur fondamentale in un'epoca complessa come la nostra, ma apertura all'altro nel rispetto delle sue caratteristiche di bambino e di bambina.
È questo l'intento con cui Macro Edizioni propone al pubblico, in occasione di Macrofestival 2005, un seminario di conoscenza della pedagia antroposofica per stinolare, anche in Romagna, un dibattito attorno all'educazione ed all'essere bambine e bambini. Non a caso in Emilia-Romagna, dove le istituzioni pubbliche sono più presenti ed efficienti rispetto ad altre regioni italiane, realtà come scuole o spazi privati faticano maggiormente ad emergere. Anche in Romagna, nonostante vari tentativi ed esperienze di confronto e studio tra famiglie, si fatica a far convergere energie e risorse verso obiettivi comuni. Macrofestival vuole essere un'occasione di incontro in questo senso, una possibilità per ipotizzare percorsi nuovi, radicati sul territorio ma proiettati verso un futuro che sarà dei nostri figli.
Educare alla libertà, alla responsabilità, all’autonomia, al gusto della vita. Certo, almeno ufficialmente, molte istituzioni, tutte forse, si pongono questi obiettivi. Ma quante di esse condividono, nei principi e nella pratica, l’idea che i bambini e le bambine possiedano in sé stessi le potenzialità e le risorse adatte e non necessitino di essere riempiti di formule e nozioni? Quante, fra le varie agenzie “educative”, conoscono cosa in realtà sono bambine e bambini?
La peculiarità della pedagogia proposta da Rudolf Steiner risiede innanzitutto in una conoscenza approfondita di tutti i livelli dell’essere umano: sia quello fisico, sia quello mentale, sia quello spirituale. Steiner reintroduce, con la sua visione dell’uomo, un aspetto che il pensiero antico ben conosceva ma che, nel tempo, è andato perduto: quella dimensione spirituale che non è prettamente mentale e che la più moderna psicologia ha recentemente riconosciuto. Questa conoscenza della realtà umana viene applicata da Steiner alla pedagogia: concetto chiave diviene quindi il rispetto delle tappe fisiologiche dello sviluppoi, affinchè non venga impedita la piena espressione delle potenzialità individuali.
L’evoluzione del bambino, pur nel riconoscimento delle caratteristiche personali, segue ritmi naturali ed è a tali rtimi che Steiner si rifà. Conoscere in modo approfondito le trasformazioni che si susseguono nella crescita dei bambini e degli adolescenti permette al filosofo austriaco di evidenziare in modo particolareggiato le esigenze tipiche di ogni età, indicando gli strumenti più adatti a fronteggiare le varie situazioni. Tra di essi, oltre all’atteggiamento di consapevolezza dell’adulto educatore che distingue e riconosce, come un buon agricoltore, il terreno su cui opera, spicca decisamente il ricorso all’espressione artistica come nutrimento per l’anima del bambino.
Al di là di concetti e modalità solo apparentemente bizzarri, altri approcci pedagogici precedenti, contemporanei o successivi a Steiner, così come varie correnti psicologiche,confermano moltissime delle intuizioni del nostro autore. È giunto il momento, ritengo, che queste idee, a qualsiasi modello appartengano, si incontrino, si confrontino e possano portare un vento di rinnovamento sul nostro modo di incontrare le bambine ed i bambini del nostro tempo. Bambine e bambini che vogliamo iniziare ad educare e non a formare a nostro uso e consumo.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 6

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