L’arte nella pedagogia steineriana

Educare alla libertà. Parte terza.

Come già presentato negli articoli precedenti, all'interno del Macrofestival 2005 si terrà un seminario di conoscenza ed approfondimento della pedagogia steineriana. Avendo già parlato delle caratteristiche principali di questo approccio educativo, ci soffermeremo su un suo aspetto fondamentale: l'attività artistica.
Steiner non è certo stato l'unico a ritenere necessario l'utilizzo dell'arte nell'attività con i bambini. Pittura, musica, scultura, danza, attività manuali, sono dimensioni insostituibili nella maggioranza degli approcci pedagogici non convenzionali e costituiscono discipline di studio vere e proprie all'interno di moltissime scuole "alternative". All'arte, come al gioco, è riconosciuta la potenzialità di esprimere gli stati d'animo del bambino, di dare sfogo alle sue più intime e profonde esigenze ma, al tempo stesso, dando loro una forma.
La peculiarità di Steiner sta nell'avere riconosciuto questa possibilità di espressione in relazione al completo sviluppo del ragazzo, anche a livello fisico: attraverso l'arte il corpo, così come le forze mentali, vengono modellate per divenire organi armonici e flessibili dello spirito. Nulla più del gioco e dell'attività artistica aiuta a coltivare nel bambino l'istinto naturale a prendere parte attiva a quanto viene incontro dall'ambiente, aprendolo anche a comportamenti per lui non abituali: il bambino prudente sarà portato a divenire audace, quello temerario a divenire riflessivo e paziente, quello debole a divenire energico, quello egocentrico a volgersi agli altri. La forza dell'impulso artistico sull'evoluzione del ragazzo sarà inoltre incisiva e duratura, radicando e fortificando una flessibilità che gli permetterà di fronteggiare anche condizioni stressanti.
Da notare che tutto ciò è esattamente il contrario di quello che viene abitualmente proposto nella scuola convenzionale (innanzitutto quella pubblica), dove non si invita il bambino né a vivere né ad esprimere pienamente le esperienze, che rimangono ad un livello prettamente freddo e cognitivo: non a caso l'arte svolge, nella scuola convenzionale, un ruolo assolutamente marginale e di second'ordine, mentre impera un'attività automatica e ripetitiva che, anche se richiede grandi attenzioni ed impegno, coinvolge poche facoltà sensoriali e volitive e riversa praticamente tutto su un piano di fredda concentrazione intellettuale.
Torniamo a Steiner ed all'arte e, in particolare, alla pittura ed all'uso del colore, che saranno oggetto di un approfondimento sia teorico che pratico durante il seminario del Macrofestival. Steiner si rifà alla teoria dei colori di Goethe (teoria pressoché sconosciuta nella scuola ufficiale nonostante Goethe abbia lasciato un segno profondo nella cultura europea), secondo la quale ogni singolo colore rappresenterebbe una sfumatura di sentimento. Ad esempio il rosso esprimerebbe l'aggressività, l'azzurro la calma ed il raccoglimento, etc... sottointendendo che non esiste solo ciò che l'occhio vede, ma anche ciò che la psiche prova di fronte ai colori. Lavorare attraverso i colori già col bambino piccolo, significa destare in lui determinati sentimenti, giungendo ad ottenere un rapporto vivente col colore.
Lavorare coi colori può essere considerato, come già detto, un modo armonioso di dare espressione ai propri stati d'animo ma liberando il bambino da ripetizioni stereotipate. Il fine della pittura non è la rappresentazione realistica, come spesso purtroppo viene richiesto dal mondo degli adulti, quanto un entrare nell'essenza del colore per esprimere quello che noi vogliamo ma soprattutto per cogliere quello che i colori stessi vogliono manifestare.
In questo senso si comprende anche la ritrosia di Steiner all'utilizzo del disegno puro che, secondo il filosofo austriaco, porterebbe in sé qualcosa di non vero. Il sentimento vero sarebbe quello che nasce dal colore, un po' meno vero quello che nasce dal chiaroscuro e, infine, il meno vero quello che nasce dal disegno puro e semplice. Questo perché sono i colori a far scaturire ciò che è vivo. Se, ad esempio, si prende una matita e si traccia la linea dell'orizzonte, si compie qualcosa di astratto, di non vero. Ma se invece si prendono due colori, il verde e l'azzurro, e li si stende in modo che si stacchino l'uno dall'altro, allora nasce la linea dell'orizzonte dai loro reciproci confini e questo è qualcosa di vero. Si comprende allora che la forma della natura nasce veramente dal colore e che il disegno è solo un'astrazione.

Valerio Donati – Rita Saviotti

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 8

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