La naturopatia

Viaggio nel mondo delle biodiscipline naturali

Qualche vocabolario della lingua italiana, nella sua edizione più aggiornata, accoglie già questo neologismo coniato pochi anni fa, ma la stragrande maggioranza degli italiani ne ignora ancora non solo il significato, ma addirittura l’esistenza. Eppure il naturopata italiano ha parenti illustri in Europa, innanzitutto in Germania, dove la figura dell’ heilpraktiker è stata riconosciuta legalmente ormai settant’anni fa ed esiste quindi da ancora maggior tempo. Parliamo dell’Europa perché la Naturopatia è una disciplina spiccatamente occidentale, nata in ambito anglosassone, anche se affonda le sue radici nella cultura medioevale ed antica di tutto il continente. Vale quindi la pena chiarire una serie di equivoci che circondano questa disciplina, per accoglierne pienamente il significato nel nostro patrimonio culturale.
Come già affermato altre volte, innanzitutto il naturopata non si occupa di malattia, ma di salute. Non è un medico né una figura paramedica e non solo non può, ma soprattutto non è interessato a curare alcunché. Non ci stancheremo mai di ripetere che mentre il medico pone la sua attenzione sulla patologia, cioè sullo specifico stato alterato della persona da un punto di vista anatomico-funzionale e biochimico, il naturopata, come altri professionisti che si occupano di individui e di relazioni (quali lo psicologo, il pedagogista, l’omeopata, il counselor,…), si interessa alla persona nella sua interezza ed al suo stato di salute (tra le figure elencate solamente lo psicologo si può rapportare anche con la malattia, naturalmente “mentale”) e non per curarla, ma per favorire nella persona stessa le sue innate capacità di giungere ad un livello più elevato di armonia e benessere.
Il naturopata non è quindi un medico del naturale o un professionista che utilizza erbe anziché farmaci di sintesi, ma neanche un venditore di fumo. È, o almeno dovrebbe essere, un profondo conoscitore di quella che che è la realtà umana, nel suo aspetto fisico-corporeo, certo, ma anche a livello mentale e spirituale. Un tecnico capace di integrare i diversi piani dell’essere e di formulare strategie per aiutare il cliente, in un’ottica pedagogica di autoresponsabilizzazione, a mantenere e/o ripristinare il proprio equilibrio individuale. Un esperto quindi anche di relazioni, nel momento in cui consideriamo uomini e donne inseriti in un dato ambiente sociale, culturale, fisico-chimico, biologico, economico.
Tutto questo il naturopata lo fa o tenta di farlo – perché la naturopatia è un’arte e non una scienza statisticamente determinata – con gli strumenti che egli può raccogliere ed aggiornare dalle discipline su cui la naturopatia direttamente si fonda: il sistema medico-filosofico di Ippocrate e la tradizione spagirico-erboristica del medioevo. In questo senso la naturopatia non ha direttamente a che fare con le grandi medicine tradizionali orientali. Questo è un altro equivoco da chiarire: il naturopata non deve necessariamente conoscere il sistema cinese dei meridiani o l’ayurveda indiana, così come chi ha tali conoscenze non può automaticamente definirsi naturopata. Si può tentare una sintesi di questi diversi approcci, consci però delle differenze filosofiche e culturali su cui si fondano.
Dicevamo che la naturopatia nasce in ambito anglosassone ed è alle esigenze ed alle caratteristiche dell’uomo occidentale che innanzitutto si orienta. Una particolare attenzione sarà quindi rivolta al suo stile di vita o igiene di vita: respirazione, sonno, alimentazione, movimento, etc… La cura dell’alimentazione, in particolare, terrà conto degli aspetti biochimici come di quelli energetici del cibo. Alimentazione dissociata e digiuno, igienismo e vegetarianesimo, crudismo e fruttarianesimo, rappresentano i principali riferimenti teorici tradizionali nel campo della nutrizione. Fondamentali sono anche le tecniche di riequilibrio legate agli elementi naturali: l’idroterapia e la talassoterapia, l’utilizzo di fanghi e d’argilla, i bagni di fieno, le tecniche di respirazione, la magnetoterapia, i bagni di vapore e di sole. Di particolare importanza le bioterapie, cioè l’utilizzo di preparati minerali ed erboristici, di rimedi omeopatici e floriterapici. Sul piano corporeo vengono utilizzati sia esercizi ginnici che tecniche bioenergetiche di diversa derivazione. A livello di analisi il naturopata si serve dell’iridologia, della fisiognomica e delle varie tecniche di osservazione e valutazione dello stato di salute.
La naturopatia conosce infine l’importanza del rapporto dell’individuo con il suo ambiente e tiene conto, sia a livello conoscitivo che di riequilibrio, di aspetti di geobiologia e di radioestesia, come anche, su un piano mentale, dei contributi derivati dalle moderne scienze del comportamento e dalla psicologia.
A prima vista può sembrare che il profilo che emerge appartenga più ad un tuttologo che pesca qua e là, piuttosto che ad un operatore specializzato e competente in un preciso ambito. In realtà la naturopatia non può disgiungersi da una concezione globale, olistica, della persona umana che conduce inevitabilmente a tenere in considerazione vari approcci, non però discordanti ma complementari tra loro. È chiaro che, nella pratica quotidiana, l’operatore tenderà a privilegiare gli aspetti e le tecniche che gli sono più consoni e familiari.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “IL CUORE DELLA ROMAGNA”, 2005, n. 10

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