Questione di camici

Dotti, Medici e Sapienti. Parte prima.

E voi banditi, pirati e contrabbando,
è da parecchio che vi sto osservando:
ma che rivoluzione, sì…
la vostra aspirazione
è diventare né più né meno
come quelle persone serie
persone rispettate
che per scemenza guardate e scimmiottate…

[Edoardo Bennato, Rockcoccodrillo in Sono solo canzonette, 1980]

Sono ormai milioni, dai sei ai dieci a seconda delle statistiche, gli italiani che si rivolgono alla medicina non convenzionale (MNC) come prima scelta. Che, cioè, quando si sentono male, non vanno più dal medico di base, ma cercano direttamente un naturopata, un omoeopata, un erborista, un osteopata, un kinesiologo, un riflessologo,… oppure che vanno sì dal medico, ma chiedendogli di utilizzare terapie appunto non convenzionali.
Se il numero è così cresciuto (un italiano su sei) qualche ragione ci sarà. Forse la diffidenza verso farmaci di sintesi che mostrano più effetti collaterali che benefici, forse il distacco e la freddezza che ormai contraddistinguono la figura del medico, forse il fallimento di tante cure ufficiali,…
Oltre a tanti milioni di persone comuni, anche le industrie farmaceutiche si sono accorte che qualcosa stava cambiando ed hanno ritenuto opportuno aggiornarsi al mercato. Dopo di loro anche i medici, dapprima riluttanti, poi forse spinti da qualche casa farmaceutica, hanno intuito non solo che il nuovo mercato che si andava delineando era, tutto sommato, interessante, ma anche che la loro presunta autorità in materia di salute poteva essere messa in discussione a discapito dei loro privilegi e del loro portafoglio.
I rimedi omeopatici, definiti ufficialmente poco tempo prima "acqua fresca", sono divenuti oggetto di grande interesse e le medicine non convenzionali, da pratiche al limite del razionale e del legale, vengono ora difese come discipline di carattere strettamente medico.
L'appetibilità del mercato offerto dalle MNC è dimostrato dal crescente numero di proposte di legge presentate in parlamento, dove il numero di deputati e senatori medici, è risaputo, è piuttosto elevato. Da una proposta che stentava a procedere si è passati, nel giro di pochissimi mesi, a 22 proposte di legge, numero attualmente probabilmente aumentato. E, cosa ancor più allarmante, da proposte di riconoscimento di nuove figure professionali non mediche (e dalla creazione quindi di nuove opportunità di lavoro) si è passati a proposte di inglobamento delle varie discipline naturali da parte della medicina ufficiale. Quelli che sono in realtà "tecnici della salute", operatori-educatori nel campo della prevenzione, il cui compito è favorire i processi di conoscenza e consapevolezza dei meccanismi fisiologici relativi allo stato di salute e di benessere, vengono scambiati per paramedici e le varie discipline salutiste, tradizionali o moderne, considerate sottobranche della medicina accademica.
In realtà le medicine tradizionali provengono da una tradizione popolare, nel senso che sono parte integrante della cultura di un determinato popolo: la medicina convenzionale non è tradizionale, non nasce dalla cultura popolare occidentale, come invece l'erboristeria occidentale, ma in seno alle istituzioni di potere che sono le università ed infatti è definita ufficiale (contro quella non ufficiale) ed accademica. Le medicine cinese, indiana, tibetana o ippocratica che siano, nulla hanno a che vedere con la medicina accademica, l'omoeopatia si differenzia completamente dall'allopatia, ma il tentativo, neppure velato, è di conservare il maggior potere possibile sui malati e sulla gestione della salute.
E qui si inserisce un aspetto nodale della questione. Molto spesso, ormai, gli stessi 'operatori della salute' tendono a definire queste discipline non convenzionali come medicine e addirittura a proporle come complementari a quella ufficiale, anche se non possono definire loro stessi ‘medici’ nel senso legale del termine, perché nei paesi occidentali (e ormai in tutto il mondo) medico è colui che «professa la medicina», che «esercita la professione» definita per legge. Ma, in senso lato, medicina è «il complesso dei provvedimenti, spesso di carattere non strettamente medico, ma comunque rivolti, nell’intenzione di chi li adotta, a combattere o a prevenire fattori morbosi. [...] Per estensione, qualsiasi mezzo che si consideri utile a prevenire le malattie o a riacquistare e mantenere la salute» 1. Non a caso, presso le popolazioni indigene in ogni parte del mondo non europeizzato, i detentori delle conoscenze mediche (i medicine men appunto) erano (in pochi casi sono ancora) molto più che semplici tecnici dell’anatomia e della fisiologia umana.
Possiamo quindi a ragione (ma non ufficialmente) chiamare medicine la naturopatia, l’osteopatia o lo shiatzu o ancor più la fitoterapia o l’omoeopatia, ma non medici coloro che le praticano; soprattutto possiamo chiamarle medicine olistiche (e non alternative o non convenzionali) perché tengono conto della globalità della persona.
Mentre la medicina convenzionale trova il suo campo di studio e d’applicazione nell’organismo malato e nello stato patologico di una parte di esso, le terapie e le medicine olistiche si fondano su un’ottica capovolta, che considera l’individuo sano quale punto di partenza e che mira a ricondurre la totalità della persona ad un riequilibrio attraverso quelle che sono le sue forze di autoguarigione. In particolare la naturopatia «ha lo scopo di favorire nell’individuo le condizioni atte allo svolgersi dei processi di riequilibrio del sistema ‘mente-corpo’ e di stimolare in esso le proprie capacità di autoguarigione» 2.
Se dunque la medicina accademica nulla ha a che fare con le medicine tradizionali e con l'omoeopatia (e in futuro vedremo più approfonditamente il perché), perché insistere nel definire queste ultime MNC? E se sono così profondamente diverse perché nascono da presupposti lontanissimi, perché voler proporle come pratiche complementari?
Lo scopo della lobby medica è palese: recuperare il potere sui cittadini e sulla loro salute. Ma il fine dei naturopati, degli osteopati, degli erboristi?
Poche settimane fa è andato in onda su Rai Tre un programma (Report) che dovrebbe essere in difesa dei consumatori ma che ha lanciato, per gran parte della puntata, anatemi contro l'uso non controllato da medici di prodotti cosiddetti naturali (?) e contro gli operatori del benessere. Il tutto con l'avvallo di qualche erborista ed esperto compiacente.
Provate a recarvi nello studio di qualche naturopata, di un kinesiologo, di un operatore shiatzu o di chi preferite. Molte volte chi si rivolge loro ha alle spalle un lungo rapporto con la medicina ufficiale e, è lapalissiano, il rapporto non è stato molto proficuo: non sentirete critiche all'operato dei medici od osservazioni sugli esami clinici compiuti (invasivi e dannosi nella stragrande maggioranza dei casi). Giustamente, e pragmaticamente, i vari naturopati e simili eviteranno di esporsi su un campo non loro e a rischio di legalità. No, non sentirete critiche ai medici… ma agli altri operatori del naturale! Perché un naturopata "doc" non prende in considerazione la macrobiotica ed un macrobiotico dileggia l'erboristeria occidentale, un osteopata si ritiene superiore ad un kinesiologo e quest'ultimo non si mischia ad un igienista… (non mi invento nulla: sono tutte posizioni assunte davanti ai miei occhi e alle mie orecchie; e ne avrei tante altre…). Salvo poi consigliare al paziente… ops! al cliente, di recarsi da un medico specialista o di farsi prescrivere quell'altro esame clinico (invasivo!) se proprio la situazione dovesse peggiorare. Il livello massimo viene raggiunto quando si consiglia un rimedio cautelandosi: .
E, per finire, le posizioni ufficiali sulle proposte di legge non più di riconoscimento di nuove figure professionali, ma di accorpamento di metodiche, che nulla hanno a che fare con la medicina convenzionale, da parte della potente corporazione dei medici. Ogni scuola per operatori della salute ha ormai il suo albo professionale privato interno che può avere un significato e uno scopo ma non possiede alcun valore legale, eppure ci si vanta della sua superiorità su altri simili. Ogni scuola si appoggia ormai ad un politico che porti avanti una proposta che avvantaggi la propria realtà rispetto alle altre. Tutto è lecito se si riesce a primeggiare sui diretti concorrenti, ma asservendosi all'inattaccabile e indiscutibile autorità medica.
Forse lo scopo degli operatori del naturale, dei tecnici della salute, è potersi mettere un camicie bianco e chiamare pazienti i loro clienti…

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “LA NATURA E LA CITTÀ”, 2003, n. 5

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