Salute è educazione.

Dotti, medici e sapienti. Parte quarta.

Si educa solo con l'amore o con l'odio.
[Wilfred Ruprecht Bion]

Esistono soltanto tre modi efficaci per educare:
con la paura, con l'ambizione, con l'amore…
…noi rinunciamo ai primi due.
[Rudolf Steiner]

La terapia, che essa sia naturopatia o omoeopatia, psicoterapia o sostegno spirituale, è innanzitutto questo: prevenire ed educare, cioè lasciar sviluppare e facilitare le nostre potenzialità più originali e profonde. Questo ci rimanda ad un punto fondamentale e irrinunciabile: il valore che attribuiamo all'infanzia ed all'educazione dei bambini. E parlo di educazione, non di istruzione, formazione, assistenza o accudimento dei bambini. Parlo dell'arte maieutica di lasciar sbocciare le potenzialità profonde nascoste nell'individualità del bambino affinché si sviluppi in piena libertà ed autonomia. In una società come la nostra, il bambino è schiacciato fin dal ventre della madre da eccessi di stimoli che lo costringono a forme rigide, anziché potersi muovere ed esprimere liberamente. È ai bambini che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, è la loro salute che dobbiamo tutelare innanzitutto, perché in loro risiede la salute dell'umanità e del pianeta.
Senza bisogno di rifarsi al mito del "buon selvaggio" del XVIII secolo, ritengo che il bambino sia portatore di potenzialità molto più profonde di quello che si crede comunemente. Le scoperte scientifiche degli ultimi decenni nel campo della psicologia, della pedagogia, della linguistica, dell'antropologia, della medicina, hanno evidenziato sempre più come il bambino, un tempo considerato un recipiente vuoto da riempire, una tabula rasa, sia in realtà uno scrigno colmo di tesori, un condensato di enormi potenzialità ed un individuo portatore di competenze complesse già fin dalla vita intrauterina. È fondamentalmente il bambino, ad esempio, e non la madre, che "decide" il momento della nascita, così come è sempre il neonato che fa produrre al seno materno un latte di una certa qualità piuttosto che di un'altra, più dissetante e diluito, ad esempio, o, invece, più sostanzioso e concentrato, a seconda del bisogno. Nei primi mesi di vita il bambino interagisce con gli adulti come un partner altamente competente, capace di distinguere, naturalmente in modo inconscio, le mille sfumature della comunicazione gestuale, della mimica facciale o dell'intonazione vocale. L'essere umano è dunque, nei suoi primi mesi ed anni di vita, già un individuo complesso, ma al contempo ricco di competenze e potenzialità in grandissima parte ancora inespresse.
E se un giorno un angelo si presentasse alla nostra porta con un dono per noi: uno scrigno magico in cui riposa un essere dormiente capace di diventare il più grande tra gli uomini, il più coraggioso, il più generoso, la più buona e nobile creatura che abbia posato il piede sul suolo terrestre… cosa faremmo? come ci comporteremmo?
Prenderemmo questo giovane principe e… lo poseremmo in un box davanti alla televisione con un ciuccio in bocca; lo sgrideremmo perché ci ama, ha fiducia in noi e per questo vuole stare a contatto col nostro corpo; lo chiuderemmo nella sua stanza da solo quando piange; lo manderemmo all'asilo e a scuola?
Credo che veramente questo essere divino portato da un angelo debba essere estremamente coraggioso, generoso, buono e nobile: perché altrimenti non si lascerebbe portare qua…
Non sono certo qui a giudicare la nostra fretta, il nostro bisogno di lavorare per guadagnare e comperare sempre di più, la nostra fatica di vivere quotidiana. Ma chiediamoci se tutto questo è utile, ci serve, ci fa stare meglio. Lo stress, la fatica di vivere di ogni giorno appunto, non ci deriva solo dal nostro correre o dal nostro capoufficio ma, innanzitutto, dal non essere più capaci di affrontare le difficoltà quotidiane, dal non avere più energia dentro di noi per guardare avanti con serenità e fiducia. La serenità e la fiducia che ha un bambino quando nasce. Non abbiamo più questa forza in noi perché l'abbiamo esaurita, spesa tutta quando ne eravamo ancora ricchi, e ne conserviamo chi più chi meno, ma quasi sempre una percentuale molto inferiore alla nostra dote di partenza.
Anziché far fruttare questo patrimonio, siamo stati costretti a spenderlo pressoché tutto nella nostra infanzia, quasi sempre inascoltati, incompresi, negati nella nostra condizione di bambini. E quel poco che ci è rimasto, ci serve ora per tenere a bada i ricordi, per "rimuoverli", come dicono gli psicologi, per non farli tornare a galla. E la salute, quella intera, globale, s'indebolisce, come si raffreddano i nostri rapporti con le altre persone e s'incrina la salute di tutta l'umanità e di tutto il pianeta..Intanto i nostri bambini resistono, resistono di fronte ai ciucci, alla televisione, al non essere tenuti in braccio, resistono di fronte alla montagna di stimoli inadeguati cui sono sottoposti e al non poter godere di un prato o di un ruscello in cui fare il bagno, resistono alle vaccinazioni ed agli zainetti, resistono all'asilo e alla scuola, resistono…

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “LA NATURA E LA CITTÀ”, 2003, n. 8

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