Le istituzioni della salute, create per il nostro benessere

Istituzioni e salute. Parte prima.

Presto vieni qui, ma su non fare così
ma non li vedi quanti altri bambini?
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre
che sono bravi e che non piangono mai!
È il primo giorno però domani ti abituerai
ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, rispondere sempre di sì
e comportarti da persona civile. […]
Ora sei un uomo e devi cooperare,
mettiti in fila senza protestare
e se fai il bravo ti faremo avere
un posto fisso e la promozione. […]
Ora che sei padrone delle tue azioni,
ora che sai prendere decisioni
ora che sei in grado di fare le tue scelte, […]
mettiti in fila e non ti allarmare […]
a qualche cosa devi pur rinunciare
in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere…

[Edoardo Bennato, In fila per tre, in I buoni e i cattivi, 1974]

Ci sono luoghi in cui si sta tutti in fila. Per comodità, per ordine, per regola. Per il bene di tutti.
Un paio di mesi fa sono iniziate, come ogni anno, le lezioni a scuola. Come ogni anno varie centinaia di migliaia di bambini sono stati accompagnati, per la prima volta, in edifici che li ospiteranno, volenti o nolenti, per lunghi anni a venire. Volenti o nolenti, perché in Italia è opinione diffusa che la frequenza scolastica sia obbligatoria. Ma non è così. Ci è stato insegnato, guarda caso; ma la Costituzione Italiana, all'articolo 30, afferma che "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". L'istruzione e l'educazione sono obbligatorie, non la scuola. Giustamente lo Stato offre ai cittadini un servizio, "gratuitamente", per permettere, "democraticamente", a tutti di ricevere un'istruzione. Un'istruzione… ma è ciò di cui ha bisogno un bambino di sei anni? Istruire significa costruire dentro: ha bisogno un bambino di essere costruito dentro, nel suo intimo? A due anni e mezzo-tre anni (perché la prima scuola è quella d'infanzia, ancora chiamata scuola materna, che si può iniziare, in alcuni casi, a due anni e mezzo) un bambino è così vuoto, così tabula rasa, che necessita di essere costruito? E con cosa lo costruiamo? Con materiali infantili, con mattoni da bambini? O piuttosto con ordine e regole, con contenuti adulti?…
L'abbiamo già affermato: il bambino è portatore, fin dalla vita prenatale, di enormi potenzialità e di competenze complesse. È uno scrigno colmo di tesori, un condensato di possibilità che attende solo di sbocciare. Ma può sbocciare un fiore chiuso in una scatola?
Perché la scuola è una scatola di cemento, pensata, progettata e costruita per il mondo adulto, per adeguare giovani menti alla realtà costituita. Per questo si sta in fila, per questo si sta in silenzio, per questo si porta una divisa (il grembiule che, nel terzo millennio, è ancora obbligatorio nella maggior parte delle scuole!), per questo viene dato un numero, per questo si sta seduti. Seduti e sedati. Parole che, guarda caso, hanno la stessa radice etimologica…
Ci sono altri luoghi creati per il benessere collettivo, in cui si sta tutti in fila, in silenzio, con una divisa, con un numero, sedati: le caserme e gli ospedali, compresi quelli psichiatrici. In cui, come a scuola, l'Istituzione conta più della somma di tutti gli individui che la compongono. In cui il Potere costituito decide le regole per la migliore convivenza e la migliore conservazione dello status quo ed al quale, volente o nolente, devi adeguarti. In cui i ruoli ed i rapporti sono gia fissati, rigidamente, e non possono essere messi in discussione. In cui ci si prende cura dei cittadini: per istruirli, per rafforzarli, per difenderli, per curarli. Sempre per il loro bene.
Sono i luoghi in cui l'individuo viene spersonalizzato, in cui non conta più come espressione unica ed irrepetibile della Vita che permea l'universo, ma come numero, come matricola, come codice a barre da cui leggere tutti i dati che vi abbiamo inserito: un codice a barre che abbiamo istruito.
No, il bambino non va istruito, non va preparato alla nostra vita di adulti, pena la perdita della sua salute. Un germoglio di giglio o di rosa non possono essere istruiti a divenire fiori: un fiore va solamente innaffiato e lasciato al sole perché possa sbocciare, altrimenti appassisce.
Ma il fine della scuola non è "educare", ma istruire; il fine della caserma non è difendere, ma controllare; il fine dell'ospedale non è curare, ma rendere dipendenti.
Ci sono altri due luoghi in cui si sta tutti in fila, in silenzio, con una divisa uguale per tutti, con un numero, sedati. il carcere ed il cimitero. Per comodità, per ordine, per regola. Per il bene di tutti.

Valerio Donati

PUBBLICATO SU “LA NATURA E LA CITTÀ”, 2003, n. 9

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